martedì 28 ottobre 2014

EPISODIO 1: PASSATO E FUTURO - Prologo

      Tossendo rumorosamente, il vecchio sbatté il quotidiano contro il comodino di legno vicino al letto sul quale era sdraiato, quindi si strinse le braccia al petto sullo spesso maglione rosso porpora, tirando su forte con il naso. "Incredibile, eh? Tanti auguri per il nuovo incarico, figlio di puttana", disse mentre la fotografia di un uomo addirittura più vecchio di lui in divisa militare scivolava dal comodino adagiandosi sulla moquette rosa pastello del pavimento.
L'altro uomo nella stanza, di alcuni anni più giovane di lui e seduto al lato del letto, sorrise amaramente e si sistemò la larga felpa con cappuccio che portava addosso.
"Già, scusami. Ricordo che ti dava fastidio quando parlavo così", riprese il vecchio scuotendo la testa lentamente. "Solo... dopo tutto quello che è successo non trovo giusto che tutto ricada su di noi. Cioè, guardami, sono costretto in questa casa di riposo da più di dieci anni ormai, mentre il caro Generale continua a passare i fine settimana a giocare a golf con il Presidente degli Stati Uniti. Lo trovi giusto?"
"N-no. Affatto", rispose l'altro guardandosi attorno, evidentemente in ansia. Quindi si alzò dal bordo del letto e si chinò a terra prendendo il giornale e rimestandone le pagine grigiastre per ricomporlo. Da sopra di lui, il vecchio disse qualcosa, qualcosa riguardo il passato e quanto avesse voglia di rivivere le straordinarie avventure che popolavano i suoi sogni: il pericolo, l'adrenalina, l'eccitazione.
Prima di rialzarsi e rimettere di nuovo il giornale sopra il comodino, il secondo uomo si fece scivolare in mano dalla manica della felpa un piccolo coltello a serramanico. Lo scatto della lama risuonò nella minuscola stanzina quanto un tuono in mezzo all'oceano.
Prima che potesse rendersene conto, l'uomo più giovane stava infilzando per l'ennesima volta lo sterno del vecchio. Sul volto di quest'ultimo non c'era dolore, non ancora almeno, solo un'infinita sorpresa: i lineamenti scavati e completamente lisci, i capelli lunghi grigi e ben pettinati, la pelle appena un po' macchiata e le pupille grigio metallizzato si fissarono in un'immagine che di certo non avrebbe mai più dimenticato.
Quando lasciò la presa sul coltello, ancora incastrato nel maglione a collo alto del vecchio, lo guardò contorcersi, il respiro spezzato e le membra tremanti. Le mani ossute iniziarono a colorarsi timidamente di un nero pece, ma tornarono quasi subito alla propria colorazione naturale: come previsto, non aveva abbastanza forze per utilizzare le proprie capacità sovrumane.
Dopo qualche attimo, esse lo abbandonarono del tutto e si adagiò ancora di più sul letto, immobile.
Fu solo allora che l'uomo più giovane avvicinò le labbra alle sue rimanendo a una manciata di millimetri di distanza e aspirò con forza: un improvviso lampo di luce dorata riempì la stanza, e subito dopo il vecchio spirò.




       L'uomo più giovane si prese qualche secondo di pausa, quindi uscì ad ampie falcate dalla stanza richiudendosi delicatamente la porta alle spalle. Si aggirò con il cappuccio calato sulla testa lungo le ali della casa di riposo, fino a raggiungere la grande porta d'entrata; sulla soglia, incontrò un infermiere che si sistemava la giacca (il primo che avesse scorto quel giorno, a dire il vero), probabilmente a fine turno e impaziente di tornarsene a casa.
"Arrivederci", gli disse, e l'infermiere rispose qualcosa di incomprensibile, quasi senza degnarlo di uno sguardo.
Una vera fortuna.
Per i successivi dieci minuti camminò lentamente tra le stradine affollate del "The Estate" (il distretto residenziale principale di Rain City)  in cerca della stessa stazione della metro da cui era uscito poco più di un'ora prima.
Il vagone sotterraneo, di un bianco semplicemente splendente, era stipato come non mai (o meglio, come sempre alla fine del pomeriggio tardo): entrarci, farsi largo tra le persone e appoggiarsi con la schiena a una parete fu un'impresa a dir poco titanica.
Mentre l'ululare del vento al di là degli spessi finestrini della metropolitana spezzava le chiacchiere rumorose delle persone che lo circondavano, l'uomo fissò lo sguardo sulla propria mano sinistra, che spuntava dalla sua ingombrante felpa.
Dopo qualche istante, la pelle della mano divenne nera come il carbone, le dita si fusero l'un l'altra e l'arto si trasformò nella canna di un fucile d'assalto.
"Bene", si disse. Aveva funzionato.
Ma non era ancora il tempo di gioire: rimaneva ancora molto lavoro da fare.

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